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  • I bambini di Dio : fuggire dagli abusi di una setta.

    For marie claire.it


  • Venerdì, 28 gennaio 2011

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    Amoreena Winkler è nata a Roma nel 1978. I bambini di Dio (che esce per Fandango il 27 gennaio, 17,50 euro) è il racconto vero della sua infanzia trascorsa nella setta che dà il titolo al libro, e da cui si è allontanata a 17 anni. L’autrice vive in Francia, lavora in un negozio di abbigliamento, è fidanzata e sta scrivendo il seguito della sua storia.
    PS : chi acquista il volume troverà in regalo un “extra”, il libro Caducità di Sigmund Freud.

    La prima cosa che si incontra leggendo, è lo schiaffo che il patrigno rifila ad Amoreena, 4 anni, per aver detto « a me piace molto ». E aver scordato che l’io è il male, perché corpo, spirito e quindi anche il desiderio, non appartengono a lei : appartengono alla Famiglia. Poi : violenze, orge, abusi (« Sex is divine » sosteneva il fondatore della setta David Berg, e il suo credo comprendeva anche i bambini), punizioni, una madre succube che si prostituisce, cambi continui di città e paese per sfuggire alle autorità. Amoreena Winkler racconta senza sconti, come un horror, la sua infanzia nella setta I bambini di Dio, titolo del memoir in uscita per Fandango. Un movimento religioso nato in California nel 1968, che usava la libera sessualità di gruppo (cosa che all’inizio fruttò loro le simpatie della cultura hippie) per diffondere la sua visione apocalittica e anti-sistema. Dietro, come poi si è scoperto e come ci racconta la Winkler, c’era ben altro.

    « Ho quattro anni e adoro il sesso ». Cosa vuol dire davvero ?
    È ovvio che un bambino ha un corpo e delle sensazioni. Meno ovvio - ma è quello che accadeva nel gruppo - è veder proiettata su di lui una sessualità adulta. Il sesso era santificato dalla setta, era a portata di mano. Una cosa rassicurante in un contesto che non dava sicurezze. Ho imparato solo col tempo che, anche se il sesso è importante, ci sono altri modi di comunicare con le persone.

    Cosa sognava da piccola ?

    Di morire presto. O che degli angeli mi venissero a riprendere.

    Cosa sogna adesso ?

    Un mondo senza plastica.

    Qual è stata la cosa peggiore ?

    Probabilmente essere testimone delle violenze sui miei fratelli e sorelle. Vedere mia madre piena di lividi, come delle stigmate. Sentirmi impotente.

    Cos’era la Famiglia ?

    Come avevo capito fin da piccola, era un gruppo segreto non molto apprezzato dalla società. C’erano persone, bambini, canti, rituali. La nostra missione era di « salvare anime ». All’esterno non si doveva parlare della setta, delle sue pratiche “spirituali”. E all’interno la nostra vita era sorvegliata, rigorosissima. Volevano controllarci anche i pensieri.

    Come si volta pagina ?

    Costruendosi una realtà più forte della precedente. Poi lasciando scorrere il tempo. Scrivere mi ha liberato. Mi ha aiutato a metabolizzare il passato.

    Quando sono cambiate le cose ?

    Quando mi sono sottratta al loro credo e allontanata da mia madre. Già da piccola non condividevo i paradossi, le ingiustizie, quello che ci facevano « per amore ». Il dubbio mi ha salvata. Ma non sapevo che fare. A 16 anni ho scoperto che tutto questo era illegale. A 17 mi sono rivolta ai servizi sociali.

    Sente mai i suoi fratelli ?

    Non me ne sono andata finché non sono stati grandi abbastanza, liberi di evolversi. Ci sentiamo ma è difficile. Alcuni non hanno capito il mio bisogno di scrivere. Il mio padre biologico (non quello con cui è cresciuta, ma anche lui membro della Famiglia, ndr) si è sparato in testa dieci anni fa. Lo ringrazio. È l’unico atto di lucidità della sua vita. Mia madre invece è immersa nelle sue convinzioni autogiustificative. Non pensa al male che ci ha fatto e ha fatto a se stessa. Non c’è possibilità di rapporto.

    Cosa vuol fare da grande ?

    Non mi sono mai potuta proiettare nel futuro, non ho sviluppato le mie capacità. E trovare il mio posto nel mondo è ancora difficile. Ma non ho più paura.

    Marta Cervino

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